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La leggenda dei Guriùz
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Sono gli spiritelli curiosi e molto spesso molesti che da sempre abitano i luoghi meno accessibili della Valle di Paularo. Il nome degli stranissimi personaggi, forniti della facoltà di rendersi invisibili, deriva dal latino: curiosus. Dedicano il loro tempo libero nel seguire ogni attività dei laboriosi abitanti della lussureggiante vallata, molto spesso intralciando il loro lavoro, organizzando dispetti e furti a danno degli ignari valligiani. Vivono in piccoli gruppi in strette e profonde grotte, celate lungo i dirupi che affiancano i rii: Turriee, Tamôsjas, Malinfièr, il Pic di Pala, La Busja di Cacèl, Cjarandauàrc, tra le forre delle Cjaràndas, delle Ruvisjàtas, di Strangois, negli anfratti inaccessibili del Monte Serenâ (Monte Sernio), del Monte Salincjee ed in altri siti della Vallata del Chiarsò.

Il loro aspetto è tutt'altro che gradevole; gli adulti non superano i sessanta centimetri d'altezza e la descrizione che gli anziani di Paularo fanno delle loro membra sgraziate, invoglia i bambini in ascolto a deridere queste loro caratteristiche fisiche: attenti che spesso la reazione di questi esseri evanescenti può diventare pericolosa, introducendo nei sogni di questi fanciulli spaventose figure di "orcolàts" ed orribili "streghe".

I guriùz si alimentano con i prodotti spontanei del territorio: fragole, lamponi, mirtilli, noccioline e svariate verdure che, molto spesso, rubano nei campi coltivati dagli abitanti del luogo. Le persone più anziane di Ravinis, il panoramico villaggio che sovrasta il Capoluogo, assicurano che i capienti magazzini dei guriùz, sistemati nei punti più asciutti delle loro caverne, conservano abbondanti scorte d'ogni specie di sementi per il loro fabbisogno, ma anche a garanzia del patrimonio genetico a disposizione dell'umanità e di tutte le specie viventi, in caso di grosse carestie. I nostri simpatici personaggi non si cibano mai di carne, neppure durante i rigidi inverni. Sono profondi conoscitori della natura che li circonda, fanno largo uso d'erbe officinali e di prodotti naturali per curare ogni loro malanno. Nelle loro dimore si dedicano all'alchimia e a riti propiziatori che dedicano al dio Beleno, protettore dei boschi e della selvaggina.

Si racconta che la grappa, un pregiato distillato nell'Incarojo, è una loro scoperta e che. durante le celebrazioni folcloristiche della "Femenàta" e delle "Cidulas" la loro presenza invisibile porti grande scompiglio tra la gente festante, a causa delle loro sonore sbronze di grappa. I piccoli esseri, presi da un'incontenibile euforia, inciampano sovente, urtando gli ignari spettatori che finiscono a terra per una causa a loro sconosciuta; spesso tra il pubblico c'è chi, scherzosamente, invita gli sfortunati spettatori a prestare attenzione ai guriùz!

I minuscoli ambientalisti della Valle di Paularo sono in continua lotta con un altro mitologico personaggio del luogo: il "Maltòn", uno scontroso dannato costretto a scavare per l'eternità i fianchi franosi dell'irruente Rio Orteglàs. I nostri minuscoli ecologisti intervengono quotidianamente al ripristino dei danni provocati dal furibondo demolitore.

I nostri guriùz amano profondamente la musica e si racconta che "La Stajare", un famoso saltarello friulano, sia il loro ballo preferito.

Tutti gli sposalizi celebrati nei religiosi villaggi del Chiarsò fruiscono della loro invisibile presenza e: guai se la coppia di sposi non organizza, a proprie spese, il "Ballo Nuziale", con accesso libero a tutti gli abitanti del Canale; se la regola non viene rispettata "Gli sposi non avranno figli maschi! "

I guriùz sono anche i garanti "amministratori" dell'intero patrimonio del nostro territorio: boschi, torrenti, fauna, flora, miniere ancora nascoste, ed anche dei numerosi reperti archeologici ancora celati in questo meraviglioso "Angolo di Paradiso".

Testo di Rino De Crignis

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